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III CAPITOLO – CASEY – La festa

Secondo giorno di scuola. E’ dura riprendere la propria attività di studentessa dopo le lunghe vacanze estive. Ho ancora la pelle abbronzata a ricordarmi la spiaggia della California, peccato però che sia stata l’estate più lunga e noiosa della mia vita, scandita dalla colonna sonora di Kate Perry, “Californian Girls”, e dalla mia preferita Just the way you are di Bruno Mars. Giusto per sprofondare ancora di più nell’angoscia …
Mio padre, dopo quasi sei anni di scuse e contrattempi. mi ha invitata a passare le vacanze da lui, al mare. Non che ne fossi particolarmente entusiasta, ma visto come si erano messe le cose con Jaden, avevo proprio bisogno di staccare. Arrivata a destinazione mi accorsi che le vacanze le avrei passate da mio padre, ma … senza mio padre. Eh si, perché lui doveva lavorare, per cui mi lasciò sola, in compagnia della sua nuova fidanzata e della figlia di quest’ultima, una che per tutto il tempo in cui sono rimasta da loro, non ha fatto altro che parlarmi di unghie, capelli, e la cosa che più mi ha sconcertata è stata l’assurda richiesta fatta a mio padre per il suo compleanno: una mastoplastica additiva. Lei per i suoi sedici anni voleva un seno più grande!
Io a sedici anni chiesi a mia madre se mi concedeva di poter andar al cinema con Jaden. Ricevetti in regalo un libro, un profumo e una banconota da 50 dollari. Mio padre ovviamente si ricordò due mesi dopo e mi fece recapitare un biglietto per un ingresso gratuito in un centro di bellezza a poche miglia da Grensteere, dove, ovviamente, non sono mai andata. Se non altro ora mi era chiaro dove avesse preso ispirazione.
Per tutto il tempo ho provato ad usare gli auricolari del mio I-Pod, per evitare di dover avere una conversazione con madre e figlia. Robbie Williams, Bublé, Coldplay. A volte funzionava a volte no.
Credo di aver raggiunto l’apice della sopportazione, quando, durante una festa, il ragazzo per cui lei aveva una specie di cotta, ha preso a farmi la corte. Un energumeno tutto muscoli che non aveva la più pallida idea di cosa volesse dire essere galante con una donna. Nonostante l’avessi respinto per tutta la serata, il giorno dopo mi inviò un mazzo di fiori a casa con su scritto “So che mi vuoi”. La mia sorellastra, immagino di doverla chiamare così, nonostante non sia la figlia biologica di mio padre, non la prese bene per niente e iniziò a dare vita ad una melodrammatica scena di isteria alla quale posi fine facendo due chiacchiere con l’energumeno che terminò di importunarmi. Lei però se la segnò al dito e da allora fino alla fine della mia permanenza non mi rivolse più la parola. Il che non era niente male.
Tornata a casa, credo di non essere mai stata così tanto felice di rivedere mia madre e il suo adorato Gregory. L’unico enorme problema che pesava sulla mia testa come un macigno era Jaden. Gli ultimi giorni li avevo trascorsi a pensare a mille discorsi che gli avrei potuto fare una volta tornata a casa, ma poi quando sono rimasta da sola con lui, faccia a faccia, la metà delle parole se ne erano andate per sempre. Lui era lì, bello e afflitto come lo avevo lasciato, con un velo di tristezza nei suoi occhi, che avrei tanto voluto cancellare. Quanto meno condividere con lui il suo dolore, per renderglielo più leggero.
“Tesoro, allora io sto uscendo per andare al lavoro. Nel frigo c’è tutto il necessario per la cena. Se vedi che tardiamo a rientrare, tu mangia pure.” Mia madre lavorava come segretaria per un avvocato, il che la teneva molto impegnata. Greg invece era alle prese con una compagnia di assicurazioni distante un’ora di macchina da qui, per cui molto spesso rientrava tardi la sera ed io quasi sempre cenavo sola. Non mi dispiaceva avere il mio spazio, anche se a volte era deprimente mettersi a sgranocchiare qualche schifezza davanti alla TV.
“Ok mamma” Le risposi mentre bevevo la mia solita tazza di latte freddo.
“E se hai bisogno di qualcosa puoi rivolgerti alla signora Brees.”
“Come sempre mamma.” Mi girava la testa a vederla correre avanti e indietro per la casa, come se stesse cercando qualcosa che aveva perso.
“E i panni, si dimenticavo, potresti fare il bucato quando torni da scuola?” Finalmente trovò le chiavi della sua auto.
“Certo mamma!” Io la mattina avevo bisogno di partire con calma, ero come un diesel e invece lei era una specie di vulcano in eruzione. Probabilmente devo aver ripreso da mio padre in questo.
“Casey, cambiando argomento.” Si arrestò improvvisamente, come se avesse subito un repentino calo di energie. “Come è andato ieri il tuo primo giorno di scuola?” Mi chiese in attesa di una mia risposta.
“Bene.” Non avevo assolutamente voglia di prendere con lei il discorso Jaden.
“So che ora ti arrabbierai, ma quest’anno non potresti provare a socializzare un po’ di più?” Disse corrugando la fronte ed assumendo quell’espressione così irritante che lei di solito ha quando sta per dire qualcosa, che sa di sicuro essere quella meno opportuna.
“Che intendi dire?” Ero già pronta sulla difensiva.
“Voglio dire tesoro che se facciamo eccezione per Chaz o per Jaden e quella Alexis che non ha mai messo piede qui dentro, tu non hai altri amici e questo non credo sia il modo migliore per affrontare il tuo ultimo anno di scuola.”
“Cosa c’è che non va nei miei amici? E poi Alexis è solo una mia compagna di corso, perché dovrebbe venire qui?” Dissi prendendo la tazza e versando il latte rimasto nel lavandino.
“Niente, sono dei cari ragazzi, ma a volte credo sarebbe opportuno che tu ampliassi un po’ i tuoi orizzonti. Voglio dire, il prossimo anno che college sceglierai? Lo stesso di Chaz? O quello di Jaden?”
“Sceglierò il college che vorrò scegliere e non ho alcuna intenzione di discutere di questo ora!” Mia madre riusciva a toccare sempre i miei punti deboli, sembrava ci provasse gusto o semplicemente doveva avere un sesto senso infallibile. In fondo lo sapevo benissimo che, ad eccezione di qualche compagna di scuola, non avevo amici veri. Jaden e Chaz erano tutto il mio mondo e quest’ultimo anno di liceo per me rappresentava la probabile fine del nostro sodalizio. Poi ognuno di noi avrebbe preso strade diverse. Il fatto che lei lo rimarcasse in continuazione mi rendeva nervosa e suscettibile.
“Scusami se insisto Casey, ma hai passato un anno a struggerti d’amore per un ragazzino che conosci da quando avevi 6 anni, per ritrovarti ora sola ed anche demoralizzata perché lui ti ha completamente tagliata fuori dalla sua vita.” Il suo tono era fastidioso, pesante e anche arrogante per certi versi, come ogni volta in cui vedeva che ero restia a darle ragione.
“Tu non sai niente di me e Jaden e non puoi permetterti di giudicare così le mie scelte!” Iniziai ad alzare il tono di voce, tanto che con la coda dell’occhio mi accorsi che Greg si era affacciato sulla porta, forse preoccupato per quanto stava accadendo.
“Ma conosco te, sei mia figlia. Io voglio il meglio per te!” La sua espressione contrita e forse anche sinceramente addolorata non placava il fuoco di rabbia che ormai aveva acceso.
“Ti sei mai chiesta allora se il meglio per me non sia che tu ti faccia da parte e mi permetta di percorrere la mia strada, anche sbagliando o inciampando se necessario?”
“No, se mi accorgo che stai buttando all’aria gli anni migliori della tua adolescenza inseguendo un amore che hai idealizzato come fosse la tua unica ragione di vita.” Scosse la testa in segno di disapprovazione.
“Ho capito, non vuoi proprio ascoltarmi!” Presi il mio zaino e come una furia sbattei la porta di casa, piena di rabbia e di rancore verso colei che più di ogni altro avrebbe dovuto capire.
Non la sopportavo quando cercava in tutti i modi di dirmi quello che secondo lei era meglio per me, non sopportavo quando mi mostrava la sua visione della mia vita come fosse una specie di fallimento o di catastrofe imminente. Cosa c’era di così terribile nell’essere innamorata di un amico d’infanzia? Cosa c’era di così tremendo nel credere nell’amicizia sincera tra un uomo e una donna? Perché mia madre disprezzava così tanto i miei ideali?
Infilai le cuffie del mio I-pod e lungo la strada, senza neanche rendermi conto di aver imboccato la via giusta, alzai il volume sulle note della canzone dei Linkin Park, “Shadow of the day”. A volte le soluzioni non sono così semplici, a volte dirsi addio è l’unica soluzione …
“Hey Casey, fermati! ... Casey!” Mentre ascoltavo la canzone mi parve di sentire qualcuno che urlava il mio nome e mi tolsi le cuffie. Chaz mi faceva cenno con la mano, arrivando da dietro le mie spalle tutto trafelato e piuttosto affannato. Merda! Avevo dimenticato di aspettarlo!
“Chaz , perdonami!” Dissi appena mi fu più vicino.
“E’da un po’ che ti chiamo.” Poi si fermò per riprendere fiato. “Ma mi dici perché non mi hai aspettato?”
“E’ una lunga storia, ho discusso con mia madre e … lasciamo perdere.” Gli dissi abbozzando un sorriso rassegnato. “Ora possiamo tornare indietro , a prendere la …. macchina?”
“Ecco, era proprio di questo che volevo parlarti.” Fece un mezzo sorriso. “E’ tornato mio fratello Robert!”
“Uh, il tuo fratellone secchione!” Se c’era una persona della famiglia di John che proprio mi stava sulle scatole oltre al signor Shaw, era suo fratello. Forse perché erano molto simili.
“Mmmm, già, e la cosa peggiore è che pare rimarrà per una settimana intera”
“Non ti invidio neanche un po’.”
“Non mi sei di grande aiuto, sai.”
“Hai ragione, scusa. Ma vedi, lui è così … come dire …” indugiai un po’ solo perché avevo quasi il timore di ferirlo.
“Perfetto e arrogante?”
“Si, fastidiosamente perfetto e abbondantemente arrogante.” Bhe, non era proprio quello che avevo in mente e così aggiunsi: “Senza offesa ovviamente. Solo che io faccio fatica a tollerarlo per un’ora, immagino cosa sia averlo una settimana intera in casa. Mi vengono i brividi”
“Ok, va bene, può bastare così, voglio dire è sempre mio fratello” Finse di offendersi.
“Sei tu che hai la faccia da cucciolo abbandonato” Sorrisi.
“Va beh, oltre ad avere lui la macchina perché ha pensato bene di tornare in aereo lasciandomi a piedi, dovrò sopportarlo per un bel po’, perciò … volevo chiederti, se per caso, ti andava di studiare insieme per il compito di geometria questo pomeriggio, così non dovrò tornare a casa. Sai non ho molta voglia di sentirmi dire quante cose buone lui abbia fatto, quanto sia bravo, quanto sia intelligente. Insomma aiutami!”
“Se me lo chiedi così, come faccio a dirti di no?” Chaz mi faceva tenerezza a tratti, perché dietro quella bella corazza che si era costruito, a mio avviso, doveva esserci un cumulo di fragilità. “Dai, non scherzare. Posso contarci o no?” Aveva di nuovo un’espressione triste e malinconica. Mentre chiacchieravamo avevamo ripreso a camminare, anche perché io non aveva nessun mezzo di trasporto a disposizione. Il lungofiume la mattina era affollato di studenti e di gente che andava a lavoro, a volte mi sembrava ci fosse tutta Grensteere.
“Ci sarà anche Jaden questo pomeriggio?” Inutile, era più forte di me, quelle parole uscirono senza controllo, dentro quella domanda era racchiusa tutta una serie di aspettative personali.
“A dire la verità, non saprei.” Poi fece una lunga pausa di silenzio. Ad un tratto si fermò e aggiunse: “Capisco che tu sia follemente attratta da lui e che la vostra storia d’amore sia peggio della storia infinita, ma sai, forse dovresti iniziare a guardarti un po’ intorno.” Sembrava convinto delle sue parole, ma io scoppiai in una fragorosa risata perché per un attimo mi sembrò che Chaz mi stesse facendo la corte “Ah e chi per esempio dovrei guardare, te?”
“No, non intendevo quello, con te sarebbe troppo strano. No, direi di no.” Non ci giurerei ma mi parve cogliere dell’imbarazzo.
“Piuttosto, tu hai fatto quello che dovevi fare?” Gli chiesi ammiccando.
“Non so di cosa tu stia parlando” Si voltò dall’altra parte del lungo fiume.
“Ah si? Dunque per te non sarà un problema se oggi parlerò personalmente con Julia e …”
“Ok, ok, calmati. Le ho parlato” Disse sogghignando.
“Bene.” Ero soddisfatta per aver spinto Chaz a fare la cosa giusta. Non capivo perché dovesse avere questa propensione autodistruttiva e soprattutto perché ce l’avesse così tanto con l’universo femminile: “Ed esattamente che cosa le hai detto?”
“Beh, non potevo certo spezzarle il cuore” Impegnandosi in un’espressione contrita poca convincente.
“Non era quello che ti avevo suggerito.” Inarcai il sopracciglio destro.
“No, ma ci sei andata vicino. Quella ragazza aveva completamente perso la testa e desiderava ardentemente di passare una notte di sesso sfrenato con il sottoscritto ed io ero sul punto di assecondare questo suo desiderio, ma poi sei arrivata tu, con le tue menate sulla coscienza, la cosa giusta da fare, il rispetto della donna e tutta quella roba con cui ti riempi la bocca e hai rovinato tutto. Niente donna, niente sesso, niente di niente.” Sbuffò.
Presi fiato, respirai profondamente e gli risposi senza mai fare una pausa tra una parola e l’altra, tanta era la foga che aveva scatenato in me:
“Non ho intenzione di passare metà della mattina a parlare di Julia, o di qualsiasi altra ragazza tu abbia sedotto e abbandonato negli ultimi mesi solo perché tu, arrivato all’età di diciassette anni, non sei in grado di badare a te stesso e l’unica cosa con cui ragioni si trova al di sotto della cintola!”
“Ah si?” Mi disse facendomi il verso.
“Si. E soprattutto hai un modo così meschino di trattare le ragazze che a dirla tutta non capisco come facciano anche solo a prendere in considerazione l’idea di poter uscire con te e a pensare anche che sia una cosa buona.” Sbuffai e mi voltai dall’altra parte, guardando verso la strada.
“Dai Casey!” implorava “Ok, ho parlato con Julia. Va bene? Le ho solo detto che non mi andava di ferirla. Avevi ragione tu, non era lei quella giusta. Contenta ora?”
“No!” Continuai a non guardarlo in faccia.
“Perché no? Cos’ho sbagliato?”
“Non mi sembri convinto!” Mi girai verso di lui guardandolo con tono di rimprovero, come ero solita fare. Lui aveva un’espressione alquanto sbigottita e non sapeva più cosa dire.
“Ma tu pensi davvero che io sia tanto male?” Fece un giro su se stesso, allargò le braccia e poi aspettò con ansia la mia risposta.
“Cosa?” sorrisi di nuovo, era uno di quei rari momenti in cui Chaz riusciva a farmi sentire a disagio. “Non mi starai chiedendo di farti dei complimenti o cose di questo tipo, perché sai, potrei anche vomitare in questo momento.”
“Non sei per niente gentile.” Chaz chinò la testa e in quel momento provai un profondo affetto, mi sentii in colpa per quello che gli avevo appena detto, anche se scherzavo.
“Hei Chaz?” lui si voltò a metà e quasi d’istinto risposi “I tuoi occhi!”
“I miei occhi cosa?”
“Sono … molto belli” accennai un sorriso timido, quasi imbarazzato “e poi … sei in gamba, si, voglio dire un tipo a posto. Quella ragazza, quando arriverà, saprà apprezzarti.” In fondo era quello che pensavo, Chaz non era cattivo aveva solo bisogno di credere più in se stesso. Ma ovviamente non era Jaden.
Camminavamo in silenzio, come se le parole dette fossero state troppo pesanti, troppo coinvolgenti per poter riprendere qualsiasi discorso. Provavo uno strano senso di inadeguatezza. Così sospirai e tentai di rompere l’imbarazzo. “Chaz … riguardo a ieri …”
“Si?” Si accese una sigaretta.
“E’stato terribile! Vederlo arrivare a scuola. Jaden, intendo. Con quell’aria triste e non poter fare niente per lui, per alleviargli quella pena che si porta dentro.” Abbassai lo sguardo, sapere che Jaden soffriva mi rendeva così afflitta.
“E’ solo questo ciò che suscita in te, rivederlo dopo tre mesi?” Mi guardò con tenerezza. Sapevo che cosa voleva dire.
“No, non è solo quello. Ma credo ci sia ben poco da fare. Lui non è pronto per me ed io non posso che continuare a stargli vicina come un’amica, visto che è l’unico rapporto che per ora mi concede.”
“Se dici per ora, vuol dire che nutri qualche speranza …”
“Perché secondo te non dovrei? Insomma io sono innamorata di lui e secondo te dovrei lasciarlo andare?” Lo guardai in attesa di una risposta, ma non l’ottenni. Al suo posto arrivò il saluto di Jaden, eravamo arrivati a casa sua.
“Tutto okay?” Ci disse non appena ci venne incontro.
“Tu piuttosto, hai sbattuto contro un palo di ferro?” Effettivamente Jaden aveva un taglio sul sopracciglio destro.
“E’ una storia lunga” Tagliò subito il discorso. “Ma voi due mi sembrate giù di corda.”
“Beh, abbiamo camminato per un quarto d’ora. Siamo solo stanchi.” Chaz non aveva più quel buon umore che l’aveva invaso questa mattina.
“Ma la tua macchina dov’è?” Jaden mi parve piuttosto confuso.
“Diciamo che sono stato declassato da Bob.”
“Tuo fratello è in città?” E’ incredibile, solo pronunciare il nome di Bob scatenava in tutti la stessa reazione di fastidio.
“A quanto pare. Forse ha finito i contanti.”
Io me ne stavo in disparte. La conversazione con mia madre e poi quella semi seria con Chaz mi avevano un po’ deprivata del mio consueto ottimismo.
Decidemmo di prendere la macchina della zia di Jaden, anche perché iniziava a farsi tardi. Seduta sui sedili posteriori guardavo fuori dal finestrino e mi chiedevo cosa stesse provando lui in quel momento, come avrebbe ottemperato alla sua promessa del ci proverò, che più che una vera promessa, sembrava un voler mettere le mani avanti.
E se mi stessi solo illudendo, e se il nostro legame fosse già irrimediabilmente rotto e non ci sarebbe stata nessuna seconda possibilità, nessun ritorno ai bei vecchi tempi, ma solo gli strascichi di un’amicizia che, di lì a breve, sarebbe finita inesorabilmente il giorno in cui le nostre strade si sarebbero separate per sempre. Avevo solo un anno a mia disposizione e poteva non essere sufficiente.
“Questa sera ci sarà una festa all’aperto, prima che arrivi il freddo dell’autunno..” Disse ad un tratto Chaz catturando la mia attenzione. “A casa di Alan McDowel.”
“E di chi sarebbe stata l’idea?” Chiese Jaden abbozzando un sorriso piuttosto spento.
“Di Alan Mcdowel ovviamente. Ma non credo sia un’idea da scartare. Ci sarà musica, da bere e chissà, potrei anche incontrare la donna dei miei sogni.” Mi guardò prendendosi gioco di me.
“Caro Chaz” gli dissi divertita “quella poveretta inizia a farmi pena”
“Io questa volta passo” Jaden non sarebbe venuto. La sua risposta mi ghiacciò il sangue. Non faceva nessuno sforzo per starmi vicino. Le sue parole dicevano una cosa, ma le sue azioni mi respingevano in continuazione.
“Perché no?” Forse anche Chaz non trovò una buona idea l’isolamento volontario di Jaden.
“Non sono dell’umore adatto per venire ad una festa. Preferisco stare a casa”
“Allora potremmo stare a casa con te, come ai vecchi tempi. Noleggiamo un DVD, pizza e popcorn!” Cercai di non metterci tutto l’entusiasmo che avrei voluto, per non apparire l’eterna innamorata ridicola e disperata.
“Casey, la tua idea è allettante. Ma non voglio che rinunciate ad una serata diversa per me. Davvero. Il DVD lo potremo vedere un altro giorno.”
Ripresi a fissare la strada. Avrei voluto piangere, ma trattenni le lacrime, non sopportavo di mostrarmi in quel modo davanti a Jaden ed a Chaz. Forse sarebbe stato meglio infilarmi in aula e staccare i miei pensieri negativi.
“Avanti Jaden!” Chaz provò ancora una volta a convincerlo. “Facciamo così, la festa è alle 8, il posto lo sai. Se ci ripensi, noi saremo lì.” Gli diede una pacca sulla spalla e scendemmo dall’auto.
Nello stesso momento in cui poggiai il piede a terra, sentii un impulso irrefrenabile. Dovevo parlare con Jaden e capire la vera ragione del suo comportamento così scostante e freddo. Non era più lui, non era più neanche lontanamente simile a quell’amico che avevo avuto per dieci anni e i suoi presunti sforzi per far tornare le cose come prima era così deboli che non promettevano nulla di buono.
“Jaden, ti posso parlare?” Gli chiesi con una voce talmente tremante che ero quasi sul punto di scoppiare in lacrime da un momento all’altro. Chaz appena sentì la mia richiesta improvvisa si allontanò con una scusa e mi guardò con tanta compassione. Forse stavo diventando davvero patetica?
“E’ successo qualcosa?” Possibile che non si rendesse conto che noi due avevamo un problema?
“No, niente di nuovo. E’ solo che …” Feci una pausa e mi persi nei suoi occhi. “E’ che dopo la nostra chiacchierata di ieri pensavo che le cose tra noi potessero migliorare un po’. Ma continuo a sentirti freddo, distante e questo mi … fa diventare matta.”
“Casey, se io potessi evitarti questa sofferenza lo farei all’istante. Credimi, mi si spezza il cuore sentirti così … per causa mia.” Le sue mani si posarono sulle mie spalle e il suo viso ora era così vicino al mio, così fortemente magnetico.
“Ascolta Jaden non ti stavo accusando di qualcosa. Vorrei solo capire in che direzione andremo. Voglio dire, come recupereremo … la nostra amicizia?” Avrei voluto dire amore, amore e nient’altro, ma sapevo che per Jaden non c’era spazio per me, non in quel modo, non ora.
“Non farmi pressioni, non farmi sentire con il fiato sul collo Casey. Ho bisogno del mio tempo e … del mio spazio.” Il suo sguardo si fece serio, triste.
“Che significa? C’è qualcosa che mi sfugge, io non ti seguo”
“Io non ce la faccio Casey … Io non riesco a venire da te e fare come se niente fosse, se è questo che mi stai chiedendo, allora non hai capito nulla di ciò che mi è successo.”
Scosse la testa. Mi sentii punta nel vivo, non volevo passare per insensibile o per chi non riusciva a comprendere il suo dolore. Ma non capivo perché aiutarlo voleva dire perderlo.
“Ma allora cosa rimarrà di noi? Se la soluzione per te è mantenere le distanze, alla fine di quest’anno non ci sarà rimasto più nulla.”
“Casey dannazione. Ma non capisci che tu per me rappresenti il passato, ogni volta che io ti parlo, che ti guardo negli occhi, che … provo a starti vicino io non faccio che ricordare la mia vita passata che ora non c’è più!” Il suo tono di voce divenne alto, arrabbiato.
“Cosa diavolo significa Jad, che siccome sono stata troppo importante per te adesso non riesci più a trovare un posto dove collocarmi?”
“No, significa che tu mi ricordi costantemente il periodo più bello della mia vita, quello in cui pensavo solo ad amarti, a fare progetti. Ogni volta che ti guardo negli occhi io penso a questo ed è come riaprire una ferita che ancora sanguina, perché quel tempo spensierato per me non tornerà più.” Le sue parole mi trafissero come fossero state lame. Aveva indissolubilmente legato il ricordo di noi due insieme, a quello della sua famiglia, quando ancora lo era. Io per lui ero questo, un continuo tuffo nel passato.
“Quindi vorresti stare con me, ma non ci riesci perché ti fa troppo male?” A volte fare certe domande è davvero dura, ma ascoltare la risposta è anche peggio.
“Una parte di me vorrebbe stare con te ogni secondo della mia vita, ne sente il bisogno così come sente il bisogno di respirare. Ma c’è un’altra parte di me che ti respinge perché non riesce a sostenere il dolore degli eventi, perché mi fa soffrire come mai avevo sofferto prima.”
“E qual è la parte più forte Jaden” Ormai ero sul punto di singhiozzare.
“Non quella che vorrei.” Fu come veder scorrere sul suo volto le parole della canzone dei Linkink Park, di nuovo, scure e pesanti come un macigno enorme: sometimes goodbye is the only way…
Si allontanò da me, mentre io rimasi a guardare a terra, nel vano tentativo di dare a quella conversazione straziante un significato meno doloroso, ma non c’era. Io per Jaden ero il ricordo più doloroso che avesse. Voleva stare con me e con la stessa intensità, voleva stare lontano da me. Quale soluzione poteva esserci a questo dilemma? La verità era una sola, ero appena entrata in un vicolo cieco, continuavo a voler trovare una via di fuga, uno spiraglio, dove non ce n’erano e mai ce ne sarebbero state.
Entrai a scuola anche se avrei voluto scappare a gambe levate. Mi ricordai che quella mattina avrei dovuto seguire un programma extrascolastico, il corso di cucina con il Professor Keen. All’inizio ero molto entusiasta, ma ora avrei solo voluto solo fare a pezzi qualche carota o qualche zucchina per scaricare tutta la mia frustrazione.
Ancora una volta ero in ritardo, il professor Keen mi fece notare il mio mancato tempismo e mi invitò a sedermi infondo, nell’unico posto rimasto libero. Non ebbi nemmeno l’istinto primordiale di arrossire per la vergogna, tanto ero assorta nella mia personale tragedia greca.
Poggiai il mio zaino e mi misi in ascolto. Ad un tratto mi sentii picchiettare con un dito sulla spalla alla mia destra.
“Che ci fai qui?” Sgranai gli occhi quando mi accorsi che Chaz era seduto al mio fianco.
“La stessa cosa che ci fai tu.” Rispose con una certa ovvietà.
“Questo l’avevo intuito. Ma perché non ne hai fatto cenno?” Aggrottai la fronte.
“Perché un po’ mi vergognavo. Sai pensavo fosse una roba da femmine e speravo di tenerlo segreto. Non c’erano altre attività libere per il primo semestre, ed io ho bisogno di 5 crediti, per la borsa di studio. Prima o poi i miei dovranno accorgersi che anche io valgo qualcosa.” Mi disse indossando un grembiule bianco da cuoco e allacciandolo dietro la schiena. Lo imitai anche io, sotto invito del professore e ci posizionammo in piedi dietro il nostro ripiano di lavoro.
“Sei sempre il solito sessista.” Gli dissi scuotendo la testa.
“Siamo acide questa mattina …” Prese in mano una carota.
“Scusami, hai ragione. Non dovrei prendermela con te.” Presi ad affettare la verdura, oggi avremmo imparato a fare una zuppa di carote e patate. Il corso di cucina mi avrebbe dato l’opportunità di aumentare il numero dei miei crediti e avvicinarmi sempre di più alla tanto sospirata borsa di studio per il college. Avrei potuto scegliere il laboratorio di teatro, ma mi metteva soggezione dover recitare davanti ad una folta platea.
“Casey quelle carote non ti hanno fatto niente, lo sai? Prendertela con loro non risolverà i tuoi problemi” Mi disse guardandomi con la sua solita aria protettiva.
“Lo so, ma mi fa sentire meglio.” Continuai ad infierire sui vegetali senza pietà.
“Ok, fino ad oggi non ho voluto mettermi in mezzo, ma devo dirti quello che penso.”
“Riguardo alle carote?”
“No, riguardo a te e a Jaden.” Lui tagliava le sue cipolle con una certa classe, mi accorsi che era davvero molto bravo. Chissà quando aveva imparato a farlo?
“Chaz ti prego, non ce la faccio a sostenere un’altra conversazione di questo tipo”.
La voce del professore ci indicava passo passo i vari procedimenti della ricetta: affettare, lavare e cucinare. Se perdevo qualche passaggio mi bastava osservare Chaz. Lui era proprio in gamba.
“Casey, so che quello che ti dirò non sarà esattamente quello che vorresti sentirti dire, ma credo che tu stia commettendo diversi errori.”
“Perché cerco di recuperare un rapporto a cui tengo?”
“No, perché non lo lasci andare e non gli concedi del tempo.”
“Gli ho concesso tutta l’estate, ma le cose non si sono spostate di una virgola.”
“Magari ha bisogno di altro tempo ancora o forse … forse è meglio così.” Poi non ricevendo nessuna risposta da me continuò. “A volte l’amore non basta. Fa soffrire, è frustrante, ma non puoi fare in modo che le cose vadano diversamente. Quello che voglio dire è che se tu e Jaden siete davvero perfetti, l’uno per l’altra, non avere fretta, lascia che lui faccia il suo percorso.”
“E se non dovesse tornare mai?”
“Allora forse il tuo destino è con qualcun altro. Hai diciassette anni, hai mai pensato che di qui ai tuoi prossimi trent’anni ti innamorerai tante altre volte? Sarà inevitabile lo sai?”
“Quand’è che sei diventato così saggio?” Accennai un mezzo sorriso.
“Ho imparato da te. A furia di ascoltare le tue manfrine alla fine sono diventato … un mostro!” Mi stava sbeffeggiando con ironia.
“Chaz. Ho paura.” Dissi guardandolo dritto negli occhi.
“Di cosa?” Mi chiese sussurrando.
“Di rimanere sola.” Dal modo in cui mi guardò, dalla sua espressione, mi accorsi che forse quella paura la viveva anche lui. Avevamo diciassette anni e sembravamo essere arrivati già al capolinea.
Le successive ore scolastiche passarono molto lentamente. Prima letteratura inglese, poi psicologia ed infine biologia. In nessuno di questi corsi notai la presenza di Jaden, evidentemente aveva scelto orari diversi. Speravo soltanto che la sua non fosse una scelta volontaria.
Durante la pausa alla mensa si sedette con me, Chaz e altri nostri amici comuni, ma non ci rivolgemmo la parola se non per le classiche frasi di circostanza: mi passeresti l’acqua? Come è andata Biologia? Che cosa devi studiare per domani? Insomma un mucchio di banalità che si perdevano in mezzo ai discorsi degli altri, tutti incentrati sulla festa dell’anno.
E’ incredibile come certe abitudini non passino mai di moda. La festa a casa di Alan McDowel segnava il definitivo inizio delle attività scolastiche e quindi un nuovo anno da sudarsi. Oppure, per chi alla scuola non dava un gran peso, rappresentava semplicemente l’inizio di una lunga serie di festeggiamenti che di lì a poco si sarebbero spostati a casa di qualcun altro.
Ad un tratto il volto di Jaden cambiò espressione. Si alzò dal suo posto e si spostò di qualche passo, fino ad incontrarsi con una ragazza che stava passando di lì. Notai una strana conversazione tra Jaden e la biondina arrivata quest’anno, una delle due sorelle Ellwood.
Erano abbastanza vicini da permettermi di sentire cosa si stessero dicendo, mentre facevo finta di partecipare alla conversazione con gli altri.
La sorella più grande, Samantha si diresse verso il solito posto, lanciando un’occhiata truce a Blome. Non ne capii il significato, ma d'altronde erano così strane quelle due che non ci feci poi molto caso. Ciò che mi incuriosì fu invece questa improvvisa amicizia tra lei e Jaden. Non che ne fossi gelosa, ma di sicuro mi interessava e soprattutto questa era una di quelle cose che lui mi avrebbe raccontato, un tempo.
Sentii Jaden dirle qualcosa del tipo: “Allora, sei riuscita a scampare al tuo inseguitore?” e lei rispondergli: “E tu, a tornare a casa senza farti travolgere da qualcuno?”
Notai subito la stranezza delle loro frasi e di conseguenza la mia incapacità di comprensione. Parlarono anche della festa e di altre cose che non compresi, ma non riuscii a capire se ci sarebbero venuti e soprattutto, la cosa che più mi interessava, se ci sarebbero venuti insieme. Lei era davvero molto bella, non sarebbe passato molto tempo prima che Jaden se ne accorgesse, o forse già l’aveva notato. Sperai nel suo carattere bizzarro e scontroso come deterrente, ma in quel momento, con lui, non lo era affatto.
Dopo la scuola Chaz si fermò da me per studiare come gli avevo promesso, ma ovviamente Jaden declinò l’invito.
Per tutto il tempo non parlai di lui, ma solo di scuola, matematica e calcoli. Non ero dell’umore adatto e soprattutto non mi andava di apparire come quella innamorata, disperata e ora anche gelosa. No, questo non doveva accadere.
Ma quando si erano conosciuti lui e quella Ellwood? Blome, che razza di nome strano, pensai. Quando avevano avuto il tempo di fare quattro chiacchiere? Forse Chaz ne sapeva qualcosa, ma non volevo metterlo al corrente dei miei pensieri stravaganti. Ogni tanto provò a chiedermi il perché della mia improvvisa malinconia, ma io sapevo come divincolarmi dalle sue attenzioni.
Finalmente arrivarono le sei del pomeriggio ed io ero ancora viva, non avevo versato una lacrima ed avevo custodito per bene i miei dubbi esistenziali.
“Beh, ora dovremmo prepararci per la serata.” Disse Chaz mettendo a posto le sue cose.
“Già. Ma mi spieghi perché dovrei venire?” Dal momento che Jaden non ci sarebbe stato, la mia voglia di parteciparvi andò scemando sempre più.
“Perché avevamo chiarito il punto che tu debba iniziare a socializzare con l’altro sesso.” Aveva la sua solita espressione divertita.
“Mi sembri mia madre!” Usavano persino le stesse parole.
“Tua madre ti sta invitando ad avere rapporti con l’altro sesso?” Sgranò i suoi enormi occhi azzurri.
“No cretino! Hai capito benissimo cosa intendo” Dissi sistemando il tavolino dove avevamo studiato.
“Forse tua madre ha ragione!” Si mise lo zaino in spalla e mi salutò: “Ci vediamo lì, intorno alle 8. Sono a piedi perciò non posso passare a prenderti. Bob a quest’ora avrà già passato in rassegna tutte le sue prodezze, i suoi voti. Figuriamoci se mi lascia l’auto.”
“Non preoccuparti, tanto è qui vicino. Ci vediamo lì.” Accennai un sorriso.
“Verrai … vero?” Non sembrava convinto e forse non lo ero neanche io.
“Si … verrò”
Quando Chaz andò via, mi infilai sotto la doccia e lì finalmente diedi libero sfogo alle mie lacrime represse, scesero a fiumi, come se avessero rotto una diga. L’acqua scorreva sui miei capelli, sul mio viso mentre le lacrime venivano spazzate via.
Come sarei sopravvissuta al mio ultimo anno al Grensteere High School?
Uscita dalla doccia, cercai di darmi un certo contegno, ma i miei occhi rossi tradivano il mio finto buon umore. Mi asciugai i capelli con cura, usando persino l’aggeggio per renderli un po’ mossi. Mi balenò l’insana idea che forse, sistemandomi e presentandomi un po’ carina, forse se Jaden fosse venuto, forse … Mi accorsi che i forse erano davvero troppi, ma come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Misi su la canzone di Jame Blunt “Stay the night”, ed aprii le porte del mio armadio alla ricerca di qualcosa che potesse andare. Alla fine scelsi l’abito più semplice, quello che mi faceva stare bene con me stessa, quello che avevo indossato quando avevo compiuto 17 anni. Era blu scuro, con le spalline, lungo fin sotto le ginocchia. Si, quello poteva andare bene. Mi truccai leggermente, non ero solita usare rossetti o roba del genere, ma quella sera feci un’eccezione. Ad operazione finita, mi guardai allo specchio e non trovai una persona molto diversa, ero sempre io, solo un po’ più carina. Ma niente di più.
La strada da casa mia alla villa dei McDawel era piuttosto breve, cinque minuti al massimo. Ma più volte pensai di tornare indietro e infilarmi un paio di comodi jeans. Non so cosa mi fece desistere.
Arrivata a destinazione mi accorsi che c’era davvero tutta la scuola o almeno tutti quelli dell’ultimo anno. La musica non era eccessivamente alta fuori, ed era di quel tipo che tutti i giovani prediligono, tutti tranne me, evidentemente.
Provai ad infilarmi tra la folla, molti erano sul retro, vicino alla piscina. Qualcuno aveva anche azzardato un tuffo e mi chiesi se solo io stavo per congelare nonostante fossi vestita.
Mi guardai intorno ma non vidi né Chaz né Jaden, sentendomi come un pesce fuor d’acqua.
“Hei Casey!” Mi salutò l’organizzatore della serata, Alan Mcdowel. “Certo che sei proprio carina questa sera, non ti avevo riconosciuta sai?”
Non sapevo se questa frase era da prendere come un complimento oppure no, rimasi indecisa per molti secondi. Poi mi limitai a sorridere per gentilezza.
“Ti va di bere qualcosa?” Mi stava invitando? Wow! Pensai che mia madre sarebbe stata contenta del mio nuovo tentativo di socializzazione. Peccato che io non ne avessi una gran voglia e declinai l’invito cercando di essere cortese.
Qualche metro più in là i miei occhi si posarono su Chaz, che stava chiacchierando allegramente con alcune ragazze in un angolo del giardino, a pochi metri dalla fantomatica piscina. “Ci risiamo!” Pensai tra me e me. Decisi di avvicinarmi per andarlo a salutare.
“Chaz, non vorrei disturbare, ma …” Era imbarazzante, quelle ragazze mi avrebbero uccisa per questo?
“Casey …” Disse sussurrando non appena mi guardò. “Sei … bellissima.”
Altre volte Chaz mi aveva fatto dei complimenti, ma quella sera, il tono di voce usato, il modo in cui mi guardava, mi sentii a disagio. Ma era un disagio piacevole.
“Oh, è solo un po’ di trucco. Comunque anche tu … stai molto bene” Probabilmente diventai rossa, sentivo un certo calore sulle guance.
“No, davvero. Mi togli il fiato!” Che strano effetto avevano quelle parole, stanamente non mi lasciarono del tutto indifferente.
“Forse le tue amiche vorrebbero che tu le salutassi.” Le ragazze con cui stava parlando erano rimaste tutte molto perplesse in attesa che Chaz continuasse la loro interessante conversazione.
Ma lui voltò loro le spalle e mi chiese se mi andava di bere qualcosa.
“Jaden non è venuto … ancora?”
“No, non ancora.” Rispose Chaz con un sorriso forzato. Poi mi fece segno di camminare ed io lo assecondai. Ci avvicinammo al tavolo delle bibite, c’era davvero di tutto.
“Per me una birra e per la mia amica una coca, grazie.”
“No, anche io voglio una birra!” Volevo bere per dimenticare?
“Cosa?” Chaz mi guardò interdetto.
“Che c’è, solo tu puoi bere?” Risposi indispettita.
“No, ma tu non bevi mai.”
“C’è sempre una prima volta” Ero arcistufa di essere sempre considerata la brava ragazza di Grensteere. Anche io, se volevo, sapevo divertirmi. Presi il bicchiere di birra in mano e la scolai tutto d’un fiato.
“Hei, vacci piano. Non vorrei doverti portare a casa in braccio.” Era sempre così iperprotettivo con me. A volte mi sembrava quasi soffocante.
“Dammene un’altra!” Dissi al ragazzo che serviva bevande.
“Casey, non mi sembra un’ottima idea.”
“A me si!” E bevvi anche il secondo bicchiere. Sentivo un certo calore partire da dentro il mio stomaco.
“Bene, ora la pianti?” Disse Chaz facendosi serio, quasi mi stesse rimproverando.
“Perché dovrei? Non sei tu che hai detto che devo divertirmi?” E mi rivolsi di nuovo al ragazzo per farmi versare un altro bicchiere. Ma questa volta mi sentii sollevare da terra, Chaz mi aveva preso in braccio e mi teneva come un sacco di patate sulla sua spalla. Era davvero imbarazzante, ma credo che la birra iniziasse a fare effetto perché sentivo la testa girare. O forse era solo la posizione. “Mettimi giù!” Gridai risentita.
“Non credo che ti metterò giù fin quando non tornerai in te” Mi disse portandomi lontano dal mio barista preferito. “E comunque non intendevo questo, quando ti ho detto che dovevi divertirti.” Sorrideva di nascosto, lo capii dal tono di voce che usava. Chaz si stava prendendo gioco di me.
“Mettimi giù immediatamente!” Intimai di nuovo.
“Altrimenti?” Si fermò di colpo.
“Altrimenti … altrimenti ti faccio vedere io!”
“Ah, sto tremando! Quasi quasi ti faccio scendere”
“Ecco bravo!”
“Ho detto quasi …” Si bloccò di nuovo, ma questa volta mi fece scendere sul serio, non stavamo più scherzando.
“Ecco bravo, hai capito chi comanda qui!” Poi mi accorsi che davanti a noi, c’erano suo fratello Robert e due suoi amici, altrettanto antipatici e strafottenti se mai questo fosse possibile.
“Fratellino, vedo che ti fai comandare anche dalle donne ormai!” Disse sghignazzando e cercando l’appoggio dei suoi fedeli seguaci. Non ho mai capito da dove gli partisse tutto questo odio per Chaz, in fondo non aveva motivo di avercela con lui.
“Lasciami in pace Bob” Chaz gli rispose con un tono molto duro.
“Lasciami in pace Bob” Gli fece il verso sghignazzando. “Cos’è stai provando a fare il duro per fare colpo su questa fanciulla?”
“Bob ti avverto, piantala!” Chaz iniziò a stringere i pugni con così tanta forza che le sue mani divennero bianche, quasi il sangue non circolava più.
“Che poi non è neanche tanto male!” Sentenziò uno degli amici di Robert.
“Uh ! Tu si che ci sai fare con le donne. Dopo una frase di questo tipo quante sono cadute ai tuoi piedi?” Gli risposi d’impulso o forse era solo la birra che mi faceva parlare a briglia sciolta?
“Ma chè, questi due si conoscono da quando avevano 6 o 7 anni, è una vita che vivono questo rapporto platonico. Non vorrei che tu fossi gay fratello mio!”
“Bob adesso basta, che diavolo vuoi da me?” Chaz si fece avanti pericolosamente.
“Ti surriscaldi perché abbiamo osato posare gli occhi sulla tua … bambolina?”
A quel punto in Chaz deve essere scattato qualcosa di veramente molto potente, perché Robert non fece in tempo a finire la frase che si vide arrivare un pugno in pieno viso, che lo fece barcollare, spaccandogli il sopracciglio. Se all’inizio tirai un sospiro di sollievo, pensando tra me e me ben gli sta, subito dopo mi accorsi che i due avevano iniziato a picchiarsi a vicenda e che la situazione era a dir poco degenerata. Accorsero in tanti alla scazzottata ed io avrei voluto fare qualcosa per separarli. Ma cosa?
Ad un tratto Chaz cadde a terra sotto l’ennesimo colpo, aveva il labbro sanguinante e forse il giorno dopo chissà quanti lividi sarebbero spuntati. Ma quella caduta mise fine alla loro diatriba perché Bob, col sangue che colava sulla sua faccia strafottente, gli lanciò un’occhiata di disprezzo e sparì con i suoi due cagnolini.
Sentivo la testa girare vorticosamente, ma mi avvicinai a Chaz. Avevo un fazzoletto in borsa e provai a tamponargli la ferita. Lui si ritrasse, probabilmente gli feci male ma non me lo fece pesare.
“Scusa.” Gli sussurrai, mentre qualcuno ebbe il buon senso di passarmi del ghiaccio usato per le bibite, che gli adagiai ora sul labbro, ora sull’occhio. Ben presto la folla si dileguò, lo spettacolo era finito e non interessava più a nessuno vedere se Chaz avesse un occhio nero oppure no. Di sicuro però ora avevano qualcosa di cui parlare.
“Chaz, mi dispiace, davvero!” Gli dissi aiutandolo a rialzarsi. Cercai di non badare alle forti sensazioni che provai quando il mio corpo si avvicinò al suo, quando ci sfiorammo. Speravo soltanto che i miei occhi non tradissero le mie emozioni. Probabilmente era colpa della birra.
“Dispiace a me che tu debba assistere a questi squallidi teatrini familiari. Io ormai ci sono abituato.” Fece una smorfia di dolore, ma passò subito.
“Tuo fratello è solo un pallone gonfiato.”
“Già, ma a quanto pare riesce a far breccia nel cuore dei miei genitori.” Lui parlava ed io non potevo placare quei brividi che sentivo lungo la schiena. Sembrava che anche lo stomaco fosse impazzito. Rimasi a guardarlo negli occhi, come in stato confusionale.
Solo dopo qualche minuto mi accorsi che Jaden era arrivato alla festa, quando sollevai lo sguardo e lo vidi che stava parlando di nuovo con … Blume. Ancora lei. Il cuore che aveva accelerato i battiti per l’improvvisa vicinanza di Chaz, aveva rallentato la sua corsa non appena lo vidi.
Sembravano parlare di gusto, non so da quanto tempo. Ma ebbi la sensazione che davvero Jaden ce la stesse mettendo tutta per andare oltre. Io invece ero ferma al palo.
“Ti va di ballare?” Chaz interruppe il corso dei miei pensieri.
“Cosa?” Rimasi stupita di fronte a questa sua iniziativa.
“Questa canzone mi piace molto, è una delle mie preferite” Mi disse con un sussurro, guardandomi in modo insolito.
“Everything … Lifehouse.” Riconobbi la canzone immediatamente.
Lui si avvicinò e mi strinse a se, con delicatezza. Di nuovo quella strana sensazione che non avevo mai provato prima, come se ci fosse una spaventosa elettricità tra noi. La mia mano si posò sulla sua spalla mentre lui mi cingeva la vita e con la l’altra mi teneva la mano, lasciando le nostre braccia a mezz’aria. Iniziammo a dondolare, lasciandoci trasportare dalle dolci note della musica. Mi sembrava di far fatica persino a respirare. Ma che mi stava succedendo? Lui era soltanto Chaz, il mio amico Chaz … Ma mi guardava così intensamente …
“E’ strano.” Mi disse ad un tratto.
“Cosa?”
“Stare qui con te, così.” I suoi occhi mi fecero perdere ogni legame con la razionalità.
“Stiamo solo … ballando”
“Ne sei sicura?” Proprio nell’attimo in cui pronunciò questa frase sentii il cuore accelerare e le mani imperlarsi di sudore, mentre nell’aria riecheggiavano le parole della canzone: You are all I want, You are all I need, You are everything. Everything …
“Non lo so …” Ero confusa, in preda alle forti sensazioni che il solo contatto con la sua pelle mi avevano assalita. Quante volte Chaz mi aveva sfiorata, toccata, ma quella sera era diverso.
La musica finì e noi rimanemmo a guardarci come se ancora qualcuno stesse suonando per noi.
“Posso rubarti la dama?” Jaden si era avvicinato e non ce ne eravamo accorti. Io avevo persino dimenticato il posto in cui mi trovavo.
“Ah … si, certo” Rispose Chaz con un evidente imbarazzo. Io sembravo una specie di ameba che non riusciva a capire quale fosse la cosa giusta da fare in quel momento. Soprattutto non capivo cosa mi stesse succedendo. “A domani Casey”
“A … domani Chaz” Risposi con molta fatica.
Di nuovo la musica ricominciò magicamente. Vidi Chaz allontanarsi lento, mentre Jaden mi passò un braccio attorno alla vita ed insieme iniziammo a ballare, era la volta dei Simple Plan con Untitled. Appena i miei occhi incrociarono quelli di Jaden mi scossi dal torpore. Ripresi coscienza.
“Mi dispiace” Mi sussurrò
“Per cosa?”
“Per non esserci nella tua vita, come vorrei.” Il suo viso era così tenero, mi sciolsi completamente tra le sue braccia.
“Scusami anche tu”
“Per cosa?”
“Per non averti concesso il tempo di cui hai bisogno.” Feci un mezzo sorriso, che racchiudeva tutta l’amarezza possibile. Lui mi strinse ancora più forte, la sensazione più rassicurante del mondo.
“Come è potuto succedere a noi?” I suoi occhi erano così sinceri.
“Non lo so.” Era il mio angelo sulla terra, il mio porto sicuro.
“Hai mai voglia di fuggire via?”
“Dove?” Sussurrai.
“Lontano.” E riprese a stringermi, mentre la canzone ci cullava dolcemente.
Io poggiai il mio viso sulla sua spalla e chiusi gli occhi. Quanto avrei voluto che quel momento durasse in eterno. Casey e Jaden. Nient’altro.

 

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