III CAPITOLO – CASEY
– La festa
Secondo giorno di scuola. E’ dura riprendere la propria attività di
studentessa dopo le lunghe vacanze estive. Ho ancora la pelle abbronzata a
ricordarmi la spiaggia della California, peccato però che sia stata l’estate
più lunga e noiosa della mia vita, scandita dalla colonna sonora di Kate
Perry, “Californian Girls”, e dalla mia preferita Just the way you are di
Bruno Mars. Giusto per sprofondare ancora di più nell’angoscia …
Mio padre, dopo quasi sei anni di scuse e contrattempi. mi ha invitata a
passare le vacanze da lui, al mare. Non che ne fossi particolarmente
entusiasta, ma visto come si erano messe le cose con Jaden, avevo proprio
bisogno di staccare. Arrivata a destinazione mi accorsi che le vacanze le
avrei passate da mio padre, ma … senza mio padre. Eh si, perché lui doveva
lavorare, per cui mi lasciò sola, in compagnia della sua nuova fidanzata e
della figlia di quest’ultima, una che per tutto il tempo in cui sono rimasta
da loro, non ha fatto altro che parlarmi di unghie, capelli, e la cosa che
più mi ha sconcertata è stata l’assurda richiesta fatta a mio padre per il
suo compleanno: una mastoplastica additiva. Lei per i suoi sedici anni
voleva un seno più grande!
Io a sedici anni chiesi a mia madre se mi concedeva di poter andar al cinema
con Jaden. Ricevetti in regalo un libro, un profumo e una banconota da 50
dollari. Mio padre ovviamente si ricordò due mesi dopo e mi fece recapitare
un biglietto per un ingresso gratuito in un centro di bellezza a poche
miglia da Grensteere, dove, ovviamente, non sono mai andata. Se non altro
ora mi era chiaro dove avesse preso ispirazione.
Per tutto il tempo ho provato ad usare gli auricolari del mio I-Pod, per
evitare di dover avere una conversazione con madre e figlia. Robbie
Williams, Bublé, Coldplay. A volte funzionava a volte no.
Credo di aver raggiunto l’apice della sopportazione, quando, durante una
festa, il ragazzo per cui lei aveva una specie di cotta, ha preso a farmi la
corte. Un energumeno tutto muscoli che non aveva la più pallida idea di cosa
volesse dire essere galante con una donna. Nonostante l’avessi respinto per
tutta la serata, il giorno dopo mi inviò un mazzo di fiori a casa con su
scritto “So che mi vuoi”. La mia sorellastra, immagino di doverla chiamare
così, nonostante non sia la figlia biologica di mio padre, non la prese bene
per niente e iniziò a dare vita ad una melodrammatica scena di isteria alla
quale posi fine facendo due chiacchiere con l’energumeno che terminò di
importunarmi. Lei però se la segnò al dito e da allora fino alla fine della
mia permanenza non mi rivolse più la parola. Il che non era niente male.
Tornata a casa, credo di non essere mai stata così tanto felice di rivedere
mia madre e il suo adorato Gregory. L’unico enorme problema che pesava sulla
mia testa come un macigno era Jaden. Gli ultimi giorni li avevo trascorsi a
pensare a mille discorsi che gli avrei potuto fare una volta tornata a casa,
ma poi quando sono rimasta da sola con lui, faccia a faccia, la metà delle
parole se ne erano andate per sempre. Lui era lì, bello e afflitto come lo
avevo lasciato, con un velo di tristezza nei suoi occhi, che avrei tanto
voluto cancellare. Quanto meno condividere con lui il suo dolore, per
renderglielo più leggero.
“Tesoro, allora io sto uscendo per andare al lavoro. Nel frigo c’è tutto il
necessario per la cena. Se vedi che tardiamo a rientrare, tu mangia pure.”
Mia madre lavorava come segretaria per un avvocato, il che la teneva molto
impegnata. Greg invece era alle prese con una compagnia di assicurazioni
distante un’ora di macchina da qui, per cui molto spesso rientrava tardi la
sera ed io quasi sempre cenavo sola. Non mi dispiaceva avere il mio spazio,
anche se a volte era deprimente mettersi a sgranocchiare qualche schifezza
davanti alla TV.
“Ok mamma” Le risposi mentre bevevo la mia solita tazza di latte freddo.
“E se hai bisogno di qualcosa puoi rivolgerti alla signora Brees.”
“Come sempre mamma.” Mi girava la testa a vederla correre avanti e indietro
per la casa, come se stesse cercando qualcosa che aveva perso.
“E i panni, si dimenticavo, potresti fare il bucato quando torni da scuola?”
Finalmente trovò le chiavi della sua auto.
“Certo mamma!” Io la mattina avevo bisogno di partire con calma, ero come un
diesel e invece lei era una specie di vulcano in eruzione. Probabilmente
devo aver ripreso da mio padre in questo.
“Casey, cambiando argomento.” Si arrestò improvvisamente, come se avesse
subito un repentino calo di energie. “Come è andato ieri il tuo primo giorno
di scuola?” Mi chiese in attesa di una mia risposta.
“Bene.” Non avevo assolutamente voglia di prendere con lei il discorso Jaden.
“So che ora ti arrabbierai, ma quest’anno non potresti provare a
socializzare un po’ di più?” Disse corrugando la fronte ed assumendo
quell’espressione così irritante che lei di solito ha quando sta per dire
qualcosa, che sa di sicuro essere quella meno opportuna.
“Che intendi dire?” Ero già pronta sulla difensiva.
“Voglio dire tesoro che se facciamo eccezione per Chaz o per Jaden e quella
Alexis che non ha mai messo piede qui dentro, tu non hai altri amici e
questo non credo sia il modo migliore per affrontare il tuo ultimo anno di
scuola.”
“Cosa c’è che non va nei miei amici? E poi Alexis è solo una mia compagna di
corso, perché dovrebbe venire qui?” Dissi prendendo la tazza e versando il
latte rimasto nel lavandino.
“Niente, sono dei cari ragazzi, ma a volte credo sarebbe opportuno che tu
ampliassi un po’ i tuoi orizzonti. Voglio dire, il prossimo anno che college
sceglierai? Lo stesso di Chaz? O quello di Jaden?”
“Sceglierò il college che vorrò scegliere e non ho alcuna intenzione di
discutere di questo ora!” Mia madre riusciva a toccare sempre i miei punti
deboli, sembrava ci provasse gusto o semplicemente doveva avere un sesto
senso infallibile. In fondo lo sapevo benissimo che, ad eccezione di qualche
compagna di scuola, non avevo amici veri. Jaden e Chaz erano tutto il mio
mondo e quest’ultimo anno di liceo per me rappresentava la probabile fine
del nostro sodalizio. Poi ognuno di noi avrebbe preso strade diverse. Il
fatto che lei lo rimarcasse in continuazione mi rendeva nervosa e
suscettibile.
“Scusami se insisto Casey, ma hai passato un anno a struggerti d’amore per
un ragazzino che conosci da quando avevi 6 anni, per ritrovarti ora sola ed
anche demoralizzata perché lui ti ha completamente tagliata fuori dalla sua
vita.” Il suo tono era fastidioso, pesante e anche arrogante per certi
versi, come ogni volta in cui vedeva che ero restia a darle ragione.
“Tu non sai niente di me e Jaden e non puoi permetterti di giudicare così le
mie scelte!” Iniziai ad alzare il tono di voce, tanto che con la coda
dell’occhio mi accorsi che Greg si era affacciato sulla porta, forse
preoccupato per quanto stava accadendo.
“Ma conosco te, sei mia figlia. Io voglio il meglio per te!” La sua
espressione contrita e forse anche sinceramente addolorata non placava il
fuoco di rabbia che ormai aveva acceso.
“Ti sei mai chiesta allora se il meglio per me non sia che tu ti faccia da
parte e mi permetta di percorrere la mia strada, anche sbagliando o
inciampando se necessario?”
“No, se mi accorgo che stai buttando all’aria gli anni migliori della tua
adolescenza inseguendo un amore che hai idealizzato come fosse la tua unica
ragione di vita.” Scosse la testa in segno di disapprovazione.
“Ho capito, non vuoi proprio ascoltarmi!” Presi il mio zaino e come una
furia sbattei la porta di casa, piena di rabbia e di rancore verso colei che
più di ogni altro avrebbe dovuto capire.
Non la sopportavo quando cercava in tutti i modi di dirmi quello che secondo
lei era meglio per me, non sopportavo quando mi mostrava la sua visione
della mia vita come fosse una specie di fallimento o di catastrofe
imminente. Cosa c’era di così terribile nell’essere innamorata di un amico
d’infanzia? Cosa c’era di così tremendo nel credere nell’amicizia sincera
tra un uomo e una donna? Perché mia madre disprezzava così tanto i miei
ideali?
Infilai le cuffie del mio I-pod e lungo la strada, senza neanche rendermi
conto di aver imboccato la via giusta, alzai il volume sulle note della
canzone dei Linkin Park, “Shadow of the day”. A volte le soluzioni non sono
così semplici, a volte dirsi addio è l’unica soluzione …
“Hey Casey, fermati! ... Casey!” Mentre ascoltavo la canzone mi parve di
sentire qualcuno che urlava il mio nome e mi tolsi le cuffie. Chaz mi faceva
cenno con la mano, arrivando da dietro le mie spalle tutto trafelato e
piuttosto affannato. Merda! Avevo dimenticato di aspettarlo!
“Chaz , perdonami!” Dissi appena mi fu più vicino.
“E’da un po’ che ti chiamo.” Poi si fermò per riprendere fiato. “Ma mi dici
perché non mi hai aspettato?”
“E’ una lunga storia, ho discusso con mia madre e … lasciamo perdere.” Gli
dissi abbozzando un sorriso rassegnato. “Ora possiamo tornare indietro , a
prendere la …. macchina?”
“Ecco, era proprio di questo che volevo parlarti.” Fece un mezzo sorriso.
“E’ tornato mio fratello Robert!”
“Uh, il tuo fratellone secchione!” Se c’era una persona della famiglia di
John che proprio mi stava sulle scatole oltre al signor Shaw, era suo
fratello. Forse perché erano molto simili.
“Mmmm, già, e la cosa peggiore è che pare rimarrà per una settimana intera”
“Non ti invidio neanche un po’.”
“Non mi sei di grande aiuto, sai.”
“Hai ragione, scusa. Ma vedi, lui è così … come dire …” indugiai un po’ solo
perché avevo quasi il timore di ferirlo.
“Perfetto e arrogante?”
“Si, fastidiosamente perfetto e abbondantemente arrogante.” Bhe, non era
proprio quello che avevo in mente e così aggiunsi: “Senza offesa ovviamente.
Solo che io faccio fatica a tollerarlo per un’ora, immagino cosa sia averlo
una settimana intera in casa. Mi vengono i brividi”
“Ok, va bene, può bastare così, voglio dire è sempre mio fratello” Finse di
offendersi.
“Sei tu che hai la faccia da cucciolo abbandonato” Sorrisi.
“Va beh, oltre ad avere lui la macchina perché ha pensato bene di tornare in
aereo lasciandomi a piedi, dovrò sopportarlo per un bel po’, perciò … volevo
chiederti, se per caso, ti andava di studiare insieme per il compito di
geometria questo pomeriggio, così non dovrò tornare a casa. Sai non ho molta
voglia di sentirmi dire quante cose buone lui abbia fatto, quanto sia bravo,
quanto sia intelligente. Insomma aiutami!”
“Se me lo chiedi così, come faccio a dirti di no?” Chaz mi faceva tenerezza
a tratti, perché dietro quella bella corazza che si era costruito, a mio
avviso, doveva esserci un cumulo di fragilità. “Dai, non scherzare. Posso
contarci o no?” Aveva di nuovo un’espressione triste e malinconica. Mentre
chiacchieravamo avevamo ripreso a camminare, anche perché io non aveva
nessun mezzo di trasporto a disposizione. Il lungofiume la mattina era
affollato di studenti e di gente che andava a lavoro, a volte mi sembrava ci
fosse tutta Grensteere.
“Ci sarà anche Jaden questo pomeriggio?” Inutile, era più forte di me,
quelle parole uscirono senza controllo, dentro quella domanda era racchiusa
tutta una serie di aspettative personali.
“A dire la verità, non saprei.” Poi fece una lunga pausa di silenzio. Ad un
tratto si fermò e aggiunse: “Capisco che tu sia follemente attratta da lui e
che la vostra storia d’amore sia peggio della storia infinita, ma sai, forse
dovresti iniziare a guardarti un po’ intorno.” Sembrava convinto delle sue
parole, ma io scoppiai in una fragorosa risata perché per un attimo mi
sembrò che Chaz mi stesse facendo la corte “Ah e chi per esempio dovrei
guardare, te?”
“No, non intendevo quello, con te sarebbe troppo strano. No, direi di no.”
Non ci giurerei ma mi parve cogliere dell’imbarazzo.
“Piuttosto, tu hai fatto quello che dovevi fare?” Gli chiesi ammiccando.
“Non so di cosa tu stia parlando” Si voltò dall’altra parte del lungo fiume.
“Ah si? Dunque per te non sarà un problema se oggi parlerò personalmente con
Julia e …”
“Ok, ok, calmati. Le ho parlato” Disse sogghignando.
“Bene.” Ero soddisfatta per aver spinto Chaz a fare la cosa giusta. Non
capivo perché dovesse avere questa propensione autodistruttiva e soprattutto
perché ce l’avesse così tanto con l’universo femminile: “Ed esattamente che
cosa le hai detto?”
“Beh, non potevo certo spezzarle il cuore” Impegnandosi in un’espressione
contrita poca convincente.
“Non era quello che ti avevo suggerito.” Inarcai il sopracciglio destro.
“No, ma ci sei andata vicino. Quella ragazza aveva completamente perso la
testa e desiderava ardentemente di passare una notte di sesso sfrenato con
il sottoscritto ed io ero sul punto di assecondare questo suo desiderio, ma
poi sei arrivata tu, con le tue menate sulla coscienza, la cosa giusta da
fare, il rispetto della donna e tutta quella roba con cui ti riempi la bocca
e hai rovinato tutto. Niente donna, niente sesso, niente di niente.” Sbuffò.
Presi fiato, respirai profondamente e gli risposi senza mai fare una pausa
tra una parola e l’altra, tanta era la foga che aveva scatenato in me:
“Non ho intenzione di passare metà della mattina a parlare di Julia, o di
qualsiasi altra ragazza tu abbia sedotto e abbandonato negli ultimi mesi
solo perché tu, arrivato all’età di diciassette anni, non sei in grado di
badare a te stesso e l’unica cosa con cui ragioni si trova al di sotto della
cintola!”
“Ah si?” Mi disse facendomi il verso.
“Si. E soprattutto hai un modo così meschino di trattare le ragazze che a
dirla tutta non capisco come facciano anche solo a prendere in
considerazione l’idea di poter uscire con te e a pensare anche che sia una
cosa buona.” Sbuffai e mi voltai dall’altra parte, guardando verso la
strada.
“Dai Casey!” implorava “Ok, ho parlato con Julia. Va bene? Le ho solo detto
che non mi andava di ferirla. Avevi ragione tu, non era lei quella giusta.
Contenta ora?”
“No!” Continuai a non guardarlo in faccia.
“Perché no? Cos’ho sbagliato?”
“Non mi sembri convinto!” Mi girai verso di lui guardandolo con tono di
rimprovero, come ero solita fare. Lui aveva un’espressione alquanto
sbigottita e non sapeva più cosa dire.
“Ma tu pensi davvero che io sia tanto male?” Fece un giro su se stesso,
allargò le braccia e poi aspettò con ansia la mia risposta.
“Cosa?” sorrisi di nuovo, era uno di quei rari momenti in cui Chaz riusciva
a farmi sentire a disagio. “Non mi starai chiedendo di farti dei complimenti
o cose di questo tipo, perché sai, potrei anche vomitare in questo momento.”
“Non sei per niente gentile.” Chaz chinò la testa e in quel momento provai
un profondo affetto, mi sentii in colpa per quello che gli avevo appena
detto, anche se scherzavo.
“Hei Chaz?” lui si voltò a metà e quasi d’istinto risposi “I tuoi occhi!”
“I miei occhi cosa?”
“Sono … molto belli” accennai un sorriso timido, quasi imbarazzato “e poi …
sei in gamba, si, voglio dire un tipo a posto. Quella ragazza, quando
arriverà, saprà apprezzarti.” In fondo era quello che pensavo, Chaz non era
cattivo aveva solo bisogno di credere più in se stesso. Ma ovviamente non
era Jaden.
Camminavamo in silenzio, come se le parole dette fossero state troppo
pesanti, troppo coinvolgenti per poter riprendere qualsiasi discorso.
Provavo uno strano senso di inadeguatezza. Così sospirai e tentai di rompere
l’imbarazzo. “Chaz … riguardo a ieri …”
“Si?” Si accese una sigaretta.
“E’stato terribile! Vederlo arrivare a scuola. Jaden, intendo. Con
quell’aria triste e non poter fare niente per lui, per alleviargli quella
pena che si porta dentro.” Abbassai lo sguardo, sapere che Jaden soffriva mi
rendeva così afflitta.
“E’ solo questo ciò che suscita in te, rivederlo dopo tre mesi?” Mi guardò
con tenerezza. Sapevo che cosa voleva dire.
“No, non è solo quello. Ma credo ci sia ben poco da fare. Lui non è pronto
per me ed io non posso che continuare a stargli vicina come un’amica, visto
che è l’unico rapporto che per ora mi concede.”
“Se dici per ora, vuol dire che nutri qualche speranza …”
“Perché secondo te non dovrei? Insomma io sono innamorata di lui e secondo
te dovrei lasciarlo andare?” Lo guardai in attesa di una risposta, ma non
l’ottenni. Al suo posto arrivò il saluto di Jaden, eravamo arrivati a casa
sua.
“Tutto okay?” Ci disse non appena ci venne incontro.
“Tu piuttosto, hai sbattuto contro un palo di ferro?” Effettivamente Jaden
aveva un taglio sul sopracciglio destro.
“E’ una storia lunga” Tagliò subito il discorso. “Ma voi due mi sembrate giù
di corda.”
“Beh, abbiamo camminato per un quarto d’ora. Siamo solo stanchi.” Chaz non
aveva più quel buon umore che l’aveva invaso questa mattina.
“Ma la tua macchina dov’è?” Jaden mi parve piuttosto confuso.
“Diciamo che sono stato declassato da Bob.”
“Tuo fratello è in città?” E’ incredibile, solo pronunciare il nome di Bob
scatenava in tutti la stessa reazione di fastidio.
“A quanto pare. Forse ha finito i contanti.”
Io me ne stavo in disparte. La conversazione con mia madre e poi quella semi
seria con Chaz mi avevano un po’ deprivata del mio consueto ottimismo.
Decidemmo di prendere la macchina della zia di Jaden, anche perché iniziava
a farsi tardi. Seduta sui sedili posteriori guardavo fuori dal finestrino e
mi chiedevo cosa stesse provando lui in quel momento, come avrebbe
ottemperato alla sua promessa del ci proverò, che più che una vera promessa,
sembrava un voler mettere le mani avanti.
E se mi stessi solo illudendo, e se il nostro legame fosse già
irrimediabilmente rotto e non ci sarebbe stata nessuna seconda possibilità,
nessun ritorno ai bei vecchi tempi, ma solo gli strascichi di un’amicizia
che, di lì a breve, sarebbe finita inesorabilmente il giorno in cui le
nostre strade si sarebbero separate per sempre. Avevo solo un anno a mia
disposizione e poteva non essere sufficiente.
“Questa sera ci sarà una festa all’aperto, prima che arrivi il freddo
dell’autunno..” Disse ad un tratto Chaz catturando la mia attenzione. “A
casa di Alan McDowel.”
“E di chi sarebbe stata l’idea?” Chiese Jaden abbozzando un sorriso
piuttosto spento.
“Di Alan Mcdowel ovviamente. Ma non credo sia un’idea da scartare. Ci sarà
musica, da bere e chissà, potrei anche incontrare la donna dei miei sogni.”
Mi guardò prendendosi gioco di me.
“Caro Chaz” gli dissi divertita “quella poveretta inizia a farmi pena”
“Io questa volta passo” Jaden non sarebbe venuto. La sua risposta mi
ghiacciò il sangue. Non faceva nessuno sforzo per starmi vicino. Le sue
parole dicevano una cosa, ma le sue azioni mi respingevano in continuazione.
“Perché no?” Forse anche Chaz non trovò una buona idea l’isolamento
volontario di Jaden.
“Non sono dell’umore adatto per venire ad una festa. Preferisco stare a
casa”
“Allora potremmo stare a casa con te, come ai vecchi tempi. Noleggiamo un
DVD, pizza e popcorn!” Cercai di non metterci tutto l’entusiasmo che avrei
voluto, per non apparire l’eterna innamorata ridicola e disperata.
“Casey, la tua idea è allettante. Ma non voglio che rinunciate ad una serata
diversa per me. Davvero. Il DVD lo potremo vedere un altro giorno.”
Ripresi a fissare la strada. Avrei voluto piangere, ma trattenni le lacrime,
non sopportavo di mostrarmi in quel modo davanti a Jaden ed a Chaz. Forse
sarebbe stato meglio infilarmi in aula e staccare i miei pensieri negativi.
“Avanti Jaden!” Chaz provò ancora una volta a convincerlo. “Facciamo così,
la festa è alle 8, il posto lo sai. Se ci ripensi, noi saremo lì.” Gli diede
una pacca sulla spalla e scendemmo dall’auto.
Nello stesso momento in cui poggiai il piede a terra, sentii un impulso
irrefrenabile. Dovevo parlare con Jaden e capire la vera ragione del suo
comportamento così scostante e freddo. Non era più lui, non era più neanche
lontanamente simile a quell’amico che avevo avuto per dieci anni e i suoi
presunti sforzi per far tornare le cose come prima era così deboli che non
promettevano nulla di buono.
“Jaden, ti posso parlare?” Gli chiesi con una voce talmente tremante che ero
quasi sul punto di scoppiare in lacrime da un momento all’altro. Chaz appena
sentì la mia richiesta improvvisa si allontanò con una scusa e mi guardò con
tanta compassione. Forse stavo diventando davvero patetica?
“E’ successo qualcosa?” Possibile che non si rendesse conto che noi due
avevamo un problema?
“No, niente di nuovo. E’ solo che …” Feci una pausa e mi persi nei suoi
occhi. “E’ che dopo la nostra chiacchierata di ieri pensavo che le cose tra
noi potessero migliorare un po’. Ma continuo a sentirti freddo, distante e
questo mi … fa diventare matta.”
“Casey, se io potessi evitarti questa sofferenza lo farei all’istante.
Credimi, mi si spezza il cuore sentirti così … per causa mia.” Le sue mani
si posarono sulle mie spalle e il suo viso ora era così vicino al mio, così
fortemente magnetico.
“Ascolta Jaden non ti stavo accusando di qualcosa. Vorrei solo capire in che
direzione andremo. Voglio dire, come recupereremo … la nostra amicizia?”
Avrei voluto dire amore, amore e nient’altro, ma sapevo che per Jaden non
c’era spazio per me, non in quel modo, non ora.
“Non farmi pressioni, non farmi sentire con il fiato sul collo Casey. Ho
bisogno del mio tempo e … del mio spazio.” Il suo sguardo si fece serio,
triste.
“Che significa? C’è qualcosa che mi sfugge, io non ti seguo”
“Io non ce la faccio Casey … Io non riesco a venire da te e fare come se
niente fosse, se è questo che mi stai chiedendo, allora non hai capito nulla
di ciò che mi è successo.”
Scosse la testa. Mi sentii punta nel vivo, non volevo passare per
insensibile o per chi non riusciva a comprendere il suo dolore. Ma non
capivo perché aiutarlo voleva dire perderlo.
“Ma allora cosa rimarrà di noi? Se la soluzione per te è mantenere le
distanze, alla fine di quest’anno non ci sarà rimasto più nulla.”
“Casey dannazione. Ma non capisci che tu per me rappresenti il passato, ogni
volta che io ti parlo, che ti guardo negli occhi, che … provo a starti
vicino io non faccio che ricordare la mia vita passata che ora non c’è più!”
Il suo tono di voce divenne alto, arrabbiato.
“Cosa diavolo significa Jad, che siccome sono stata troppo importante per te
adesso non riesci più a trovare un posto dove collocarmi?”
“No, significa che tu mi ricordi costantemente il periodo più bello della
mia vita, quello in cui pensavo solo ad amarti, a fare progetti. Ogni volta
che ti guardo negli occhi io penso a questo ed è come riaprire una ferita
che ancora sanguina, perché quel tempo spensierato per me non tornerà più.”
Le sue parole mi trafissero come fossero state lame. Aveva indissolubilmente
legato il ricordo di noi due insieme, a quello della sua famiglia, quando
ancora lo era. Io per lui ero questo, un continuo tuffo nel passato.
“Quindi vorresti stare con me, ma non ci riesci perché ti fa troppo male?” A
volte fare certe domande è davvero dura, ma ascoltare la risposta è anche
peggio.
“Una parte di me vorrebbe stare con te ogni secondo della mia vita, ne sente
il bisogno così come sente il bisogno di respirare. Ma c’è un’altra parte di
me che ti respinge perché non riesce a sostenere il dolore degli eventi,
perché mi fa soffrire come mai avevo sofferto prima.”
“E qual è la parte più forte Jaden” Ormai ero sul punto di singhiozzare.
“Non quella che vorrei.” Fu come veder scorrere sul suo volto le parole
della canzone dei Linkink Park, di nuovo, scure e pesanti come un macigno
enorme: sometimes goodbye is the only way…
Si allontanò da me, mentre io rimasi a guardare a terra, nel vano tentativo
di dare a quella conversazione straziante un significato meno doloroso, ma
non c’era. Io per Jaden ero il ricordo più doloroso che avesse. Voleva stare
con me e con la stessa intensità, voleva stare lontano da me. Quale
soluzione poteva esserci a questo dilemma? La verità era una sola, ero
appena entrata in un vicolo cieco, continuavo a voler trovare una via di
fuga, uno spiraglio, dove non ce n’erano e mai ce ne sarebbero state.
Entrai a scuola anche se avrei voluto scappare a gambe levate. Mi ricordai
che quella mattina avrei dovuto seguire un programma extrascolastico, il
corso di cucina con il Professor Keen. All’inizio ero molto entusiasta, ma
ora avrei solo voluto solo fare a pezzi qualche carota o qualche zucchina
per scaricare tutta la mia frustrazione.
Ancora una volta ero in ritardo, il professor Keen mi fece notare il mio
mancato tempismo e mi invitò a sedermi infondo, nell’unico posto rimasto
libero. Non ebbi nemmeno l’istinto primordiale di arrossire per la vergogna,
tanto ero assorta nella mia personale tragedia greca.
Poggiai il mio zaino e mi misi in ascolto. Ad un tratto mi sentii
picchiettare con un dito sulla spalla alla mia destra.
“Che ci fai qui?” Sgranai gli occhi quando mi accorsi che Chaz era seduto al
mio fianco.
“La stessa cosa che ci fai tu.” Rispose con una certa ovvietà.
“Questo l’avevo intuito. Ma perché non ne hai fatto cenno?” Aggrottai la
fronte.
“Perché un po’ mi vergognavo. Sai pensavo fosse una roba da femmine e
speravo di tenerlo segreto. Non c’erano altre attività libere per il primo
semestre, ed io ho bisogno di 5 crediti, per la borsa di studio. Prima o poi
i miei dovranno accorgersi che anche io valgo qualcosa.” Mi disse indossando
un grembiule bianco da cuoco e allacciandolo dietro la schiena. Lo imitai
anche io, sotto invito del professore e ci posizionammo in piedi dietro il
nostro ripiano di lavoro.
“Sei sempre il solito sessista.” Gli dissi scuotendo la testa.
“Siamo acide questa mattina …” Prese in mano una carota.
“Scusami, hai ragione. Non dovrei prendermela con te.” Presi ad affettare la
verdura, oggi avremmo imparato a fare una zuppa di carote e patate. Il corso
di cucina mi avrebbe dato l’opportunità di aumentare il numero dei miei
crediti e avvicinarmi sempre di più alla tanto sospirata borsa di studio per
il college. Avrei potuto scegliere il laboratorio di teatro, ma mi metteva
soggezione dover recitare davanti ad una folta platea.
“Casey quelle carote non ti hanno fatto niente, lo sai? Prendertela con loro
non risolverà i tuoi problemi” Mi disse guardandomi con la sua solita aria
protettiva.
“Lo so, ma mi fa sentire meglio.” Continuai ad infierire sui vegetali senza
pietà.
“Ok, fino ad oggi non ho voluto mettermi in mezzo, ma devo dirti quello che
penso.”
“Riguardo alle carote?”
“No, riguardo a te e a Jaden.” Lui tagliava le sue cipolle con una certa
classe, mi accorsi che era davvero molto bravo. Chissà quando aveva imparato
a farlo?
“Chaz ti prego, non ce la faccio a sostenere un’altra conversazione di
questo tipo”.
La voce del professore ci indicava passo passo i vari procedimenti della
ricetta: affettare, lavare e cucinare. Se perdevo qualche passaggio mi
bastava osservare Chaz. Lui era proprio in gamba.
“Casey, so che quello che ti dirò non sarà esattamente quello che vorresti
sentirti dire, ma credo che tu stia commettendo diversi errori.”
“Perché cerco di recuperare un rapporto a cui tengo?”
“No, perché non lo lasci andare e non gli concedi del tempo.”
“Gli ho concesso tutta l’estate, ma le cose non si sono spostate di una
virgola.”
“Magari ha bisogno di altro tempo ancora o forse … forse è meglio così.” Poi
non ricevendo nessuna risposta da me continuò. “A volte l’amore non basta.
Fa soffrire, è frustrante, ma non puoi fare in modo che le cose vadano
diversamente. Quello che voglio dire è che se tu e Jaden siete davvero
perfetti, l’uno per l’altra, non avere fretta, lascia che lui faccia il suo
percorso.”
“E se non dovesse tornare mai?”
“Allora forse il tuo destino è con qualcun altro. Hai diciassette anni, hai
mai pensato che di qui ai tuoi prossimi trent’anni ti innamorerai tante
altre volte? Sarà inevitabile lo sai?”
“Quand’è che sei diventato così saggio?” Accennai un mezzo sorriso.
“Ho imparato da te. A furia di ascoltare le tue manfrine alla fine sono
diventato … un mostro!” Mi stava sbeffeggiando con ironia.
“Chaz. Ho paura.” Dissi guardandolo dritto negli occhi.
“Di cosa?” Mi chiese sussurrando.
“Di rimanere sola.” Dal modo in cui mi guardò, dalla sua espressione, mi
accorsi che forse quella paura la viveva anche lui. Avevamo diciassette anni
e sembravamo essere arrivati già al capolinea.
Le successive ore scolastiche passarono molto lentamente. Prima letteratura
inglese, poi psicologia ed infine biologia. In nessuno di questi corsi notai
la presenza di Jaden, evidentemente aveva scelto orari diversi. Speravo
soltanto che la sua non fosse una scelta volontaria.
Durante la pausa alla mensa si sedette con me, Chaz e altri nostri amici
comuni, ma non ci rivolgemmo la parola se non per le classiche frasi di
circostanza: mi passeresti l’acqua? Come è andata Biologia? Che cosa devi
studiare per domani? Insomma un mucchio di banalità che si perdevano in
mezzo ai discorsi degli altri, tutti incentrati sulla festa dell’anno.
E’ incredibile come certe abitudini non passino mai di moda. La festa a casa
di Alan McDowel segnava il definitivo inizio delle attività scolastiche e
quindi un nuovo anno da sudarsi. Oppure, per chi alla scuola non dava un
gran peso, rappresentava semplicemente l’inizio di una lunga serie di
festeggiamenti che di lì a poco si sarebbero spostati a casa di qualcun
altro.
Ad un tratto il volto di Jaden cambiò espressione. Si alzò dal suo posto e
si spostò di qualche passo, fino ad incontrarsi con una ragazza che stava
passando di lì. Notai una strana conversazione tra Jaden e la biondina
arrivata quest’anno, una delle due sorelle Ellwood.
Erano abbastanza vicini da permettermi di sentire cosa si stessero dicendo,
mentre facevo finta di partecipare alla conversazione con gli altri.
La sorella più grande, Samantha si diresse verso il solito posto, lanciando
un’occhiata truce a Blome. Non ne capii il significato, ma d'altronde erano
così strane quelle due che non ci feci poi molto caso. Ciò che mi incuriosì
fu invece questa improvvisa amicizia tra lei e Jaden. Non che ne fossi
gelosa, ma di sicuro mi interessava e soprattutto questa era una di quelle
cose che lui mi avrebbe raccontato, un tempo.
Sentii Jaden dirle qualcosa del tipo: “Allora, sei riuscita a scampare al
tuo inseguitore?” e lei rispondergli: “E tu, a tornare a casa senza farti
travolgere da qualcuno?”
Notai subito la stranezza delle loro frasi e di conseguenza la mia
incapacità di comprensione. Parlarono anche della festa e di altre cose che
non compresi, ma non riuscii a capire se ci sarebbero venuti e soprattutto,
la cosa che più mi interessava, se ci sarebbero venuti insieme. Lei era
davvero molto bella, non sarebbe passato molto tempo prima che Jaden se ne
accorgesse, o forse già l’aveva notato. Sperai nel suo carattere bizzarro e
scontroso come deterrente, ma in quel momento, con lui, non lo era affatto.
Dopo la scuola Chaz si fermò da me per studiare come gli avevo promesso, ma
ovviamente Jaden declinò l’invito.
Per tutto il tempo non parlai di lui, ma solo di scuola, matematica e
calcoli. Non ero dell’umore adatto e soprattutto non mi andava di apparire
come quella innamorata, disperata e ora anche gelosa. No, questo non doveva
accadere.
Ma quando si erano conosciuti lui e quella Ellwood? Blome, che razza di nome
strano, pensai. Quando avevano avuto il tempo di fare quattro chiacchiere?
Forse Chaz ne sapeva qualcosa, ma non volevo metterlo al corrente dei miei
pensieri stravaganti. Ogni tanto provò a chiedermi il perché della mia
improvvisa malinconia, ma io sapevo come divincolarmi dalle sue attenzioni.
Finalmente arrivarono le sei del pomeriggio ed io ero ancora viva, non avevo
versato una lacrima ed avevo custodito per bene i miei dubbi esistenziali.
“Beh, ora dovremmo prepararci per la serata.” Disse Chaz mettendo a posto le
sue cose.
“Già. Ma mi spieghi perché dovrei venire?” Dal momento che Jaden non ci
sarebbe stato, la mia voglia di parteciparvi andò scemando sempre più.
“Perché avevamo chiarito il punto che tu debba iniziare a socializzare con
l’altro sesso.” Aveva la sua solita espressione divertita.
“Mi sembri mia madre!” Usavano persino le stesse parole.
“Tua madre ti sta invitando ad avere rapporti con l’altro sesso?” Sgranò i
suoi enormi occhi azzurri.
“No cretino! Hai capito benissimo cosa intendo” Dissi sistemando il tavolino
dove avevamo studiato.
“Forse tua madre ha ragione!” Si mise lo zaino in spalla e mi salutò: “Ci vediamo lì, intorno alle 8. Sono a piedi
perciò non posso passare a prenderti. Bob a quest’ora avrà già passato in
rassegna tutte le sue prodezze, i suoi voti. Figuriamoci se mi lascia
l’auto.”
“Non preoccuparti, tanto è qui vicino. Ci vediamo lì.” Accennai un sorriso.
“Verrai … vero?” Non sembrava convinto e forse non lo ero neanche io.
“Si … verrò”
Quando Chaz andò via, mi infilai sotto la doccia e lì finalmente diedi
libero sfogo alle mie lacrime represse, scesero a fiumi, come se avessero
rotto una diga. L’acqua scorreva sui miei capelli, sul mio viso mentre le
lacrime venivano spazzate via.
Come sarei sopravvissuta al mio ultimo anno al Grensteere High School?
Uscita dalla doccia, cercai di darmi un certo contegno, ma i miei occhi
rossi tradivano il mio finto buon umore. Mi asciugai i capelli con cura,
usando persino l’aggeggio per renderli un po’ mossi. Mi balenò l’insana idea
che forse, sistemandomi e presentandomi un po’ carina, forse se Jaden fosse
venuto, forse … Mi accorsi che i forse erano davvero troppi, ma come si
dice, la speranza è l’ultima a morire. Misi su la canzone di Jame Blunt
“Stay the night”, ed aprii le porte del mio armadio alla ricerca di qualcosa
che potesse andare. Alla fine scelsi l’abito più semplice, quello che mi
faceva stare bene con me stessa, quello che avevo indossato quando avevo
compiuto 17 anni. Era blu scuro, con le spalline, lungo fin sotto le
ginocchia. Si, quello poteva andare bene. Mi truccai leggermente, non ero
solita usare rossetti o roba del genere, ma quella sera feci un’eccezione.
Ad operazione finita, mi guardai allo specchio e non trovai una persona
molto diversa, ero sempre io, solo un po’ più carina. Ma niente di più.
La strada da casa mia alla villa dei McDawel era piuttosto breve, cinque
minuti al massimo. Ma più volte pensai di tornare indietro e infilarmi un
paio di comodi jeans. Non so cosa mi fece desistere.
Arrivata a destinazione mi accorsi che c’era davvero tutta la scuola o
almeno tutti quelli dell’ultimo anno. La musica non era eccessivamente alta
fuori, ed era di quel tipo che tutti i giovani prediligono, tutti tranne me,
evidentemente.
Provai ad infilarmi tra la folla, molti erano sul retro, vicino alla
piscina. Qualcuno aveva anche azzardato un tuffo e mi chiesi se solo io
stavo per congelare nonostante fossi vestita.
Mi guardai intorno ma non vidi né Chaz né Jaden, sentendomi come un pesce
fuor d’acqua.
“Hei Casey!” Mi salutò l’organizzatore della serata, Alan Mcdowel. “Certo
che sei proprio carina questa sera, non ti avevo riconosciuta sai?”
Non sapevo se questa frase era da prendere come un complimento oppure no,
rimasi indecisa per molti secondi. Poi mi limitai a sorridere per
gentilezza.
“Ti va di bere qualcosa?” Mi stava invitando? Wow! Pensai che mia madre
sarebbe stata contenta del mio nuovo tentativo di socializzazione. Peccato
che io non ne avessi una gran voglia e declinai l’invito cercando di essere
cortese.
Qualche metro più in là i miei occhi si posarono su Chaz, che stava
chiacchierando allegramente con alcune ragazze in un angolo del giardino, a
pochi metri dalla fantomatica piscina. “Ci risiamo!” Pensai tra me e me.
Decisi di avvicinarmi per andarlo a salutare.
“Chaz, non vorrei disturbare, ma …” Era imbarazzante, quelle ragazze mi
avrebbero uccisa per questo?
“Casey …” Disse sussurrando non appena mi guardò. “Sei … bellissima.”
Altre volte Chaz mi aveva fatto dei complimenti, ma quella sera, il tono di
voce usato, il modo in cui mi guardava, mi sentii a disagio. Ma era un
disagio piacevole.
“Oh, è solo un po’ di trucco. Comunque anche tu … stai molto bene”
Probabilmente diventai rossa, sentivo un certo calore sulle guance.
“No, davvero. Mi togli il fiato!” Che strano effetto avevano quelle parole,
stanamente non mi lasciarono del tutto indifferente.
“Forse le tue amiche vorrebbero che tu le salutassi.” Le ragazze con cui
stava parlando erano rimaste tutte molto perplesse in attesa che Chaz
continuasse la loro interessante conversazione.
Ma lui voltò loro le spalle e mi chiese se mi andava di bere qualcosa.
“Jaden non è venuto … ancora?”
“No, non ancora.” Rispose Chaz con un sorriso forzato. Poi mi fece segno di
camminare ed io lo assecondai. Ci avvicinammo al tavolo delle bibite, c’era
davvero di tutto.
“Per me una birra e per la mia amica una coca, grazie.”
“No, anche io voglio una birra!” Volevo bere per dimenticare?
“Cosa?” Chaz mi guardò interdetto.
“Che c’è, solo tu puoi bere?” Risposi indispettita.
“No, ma tu non bevi mai.”
“C’è sempre una prima volta” Ero arcistufa di essere sempre considerata la
brava ragazza di Grensteere. Anche io, se volevo, sapevo divertirmi. Presi
il bicchiere di birra in mano e la scolai tutto d’un fiato.
“Hei, vacci piano. Non vorrei doverti portare a casa in braccio.” Era sempre
così iperprotettivo con me. A volte mi sembrava quasi soffocante.
“Dammene un’altra!” Dissi al ragazzo che serviva bevande.
“Casey, non mi sembra un’ottima idea.”
“A me si!” E bevvi anche il secondo bicchiere. Sentivo un certo calore
partire da dentro il mio stomaco.
“Bene, ora la pianti?” Disse Chaz facendosi serio, quasi mi stesse
rimproverando.
“Perché dovrei? Non sei tu che hai detto che devo divertirmi?” E mi rivolsi
di nuovo al ragazzo per farmi versare un altro bicchiere. Ma questa volta mi
sentii sollevare da terra, Chaz mi aveva preso in braccio e mi teneva come
un sacco di patate sulla sua spalla. Era davvero imbarazzante, ma credo che
la birra iniziasse a fare effetto perché sentivo la testa girare. O forse
era solo la posizione. “Mettimi giù!” Gridai risentita.
“Non credo che ti metterò giù fin quando non tornerai in te” Mi disse
portandomi lontano dal mio barista preferito. “E comunque non intendevo
questo, quando ti ho detto che dovevi divertirti.” Sorrideva di nascosto, lo
capii dal tono di voce che usava. Chaz si stava prendendo gioco di me.
“Mettimi giù immediatamente!” Intimai di nuovo.
“Altrimenti?” Si fermò di colpo.
“Altrimenti … altrimenti ti faccio vedere io!”
“Ah, sto tremando! Quasi quasi ti faccio scendere”
“Ecco bravo!”
“Ho detto quasi …” Si bloccò di nuovo, ma questa volta mi fece scendere sul
serio, non stavamo più scherzando.
“Ecco bravo, hai capito chi comanda qui!” Poi mi accorsi che davanti a noi,
c’erano suo fratello Robert e due suoi amici, altrettanto antipatici e
strafottenti se mai questo fosse possibile.
“Fratellino, vedo che ti fai comandare anche dalle donne ormai!” Disse
sghignazzando e cercando l’appoggio dei suoi fedeli seguaci. Non ho mai
capito da dove gli partisse tutto questo odio per Chaz, in fondo non aveva
motivo di avercela con lui.
“Lasciami in pace Bob” Chaz gli rispose con un tono molto duro.
“Lasciami in pace Bob” Gli fece il verso sghignazzando. “Cos’è stai provando
a fare il duro per fare colpo su questa fanciulla?”
“Bob ti avverto, piantala!” Chaz iniziò a stringere i pugni con così tanta
forza che le sue mani divennero bianche, quasi il sangue non circolava più.
“Che poi non è neanche tanto male!” Sentenziò uno degli amici di Robert.
“Uh ! Tu si che ci sai fare con le donne. Dopo una frase di questo tipo
quante sono cadute ai tuoi piedi?” Gli risposi d’impulso o forse era solo la
birra che mi faceva parlare a briglia sciolta?
“Ma chè, questi due si conoscono da quando avevano 6 o 7 anni, è una vita
che vivono questo rapporto platonico. Non vorrei che tu fossi gay fratello
mio!”
“Bob adesso basta, che diavolo vuoi da me?” Chaz si fece avanti
pericolosamente.
“Ti surriscaldi perché abbiamo osato posare gli occhi sulla tua …
bambolina?”
A quel punto in Chaz deve essere scattato qualcosa di veramente molto
potente, perché Robert non fece in tempo a finire la frase che si vide
arrivare un pugno in pieno viso, che lo fece barcollare, spaccandogli il
sopracciglio. Se all’inizio tirai un sospiro di sollievo, pensando tra me e
me ben gli sta, subito dopo mi accorsi che i due avevano iniziato a
picchiarsi a vicenda e che la situazione era a dir poco degenerata.
Accorsero in tanti alla scazzottata ed io avrei voluto fare qualcosa per
separarli. Ma cosa?
Ad un tratto Chaz cadde a terra sotto l’ennesimo colpo, aveva il labbro
sanguinante e forse il giorno dopo chissà quanti lividi sarebbero spuntati.
Ma quella caduta mise fine alla loro diatriba perché Bob, col sangue che
colava sulla sua faccia strafottente, gli lanciò un’occhiata di disprezzo e
sparì con i suoi due cagnolini.
Sentivo la testa girare vorticosamente, ma mi avvicinai a Chaz. Avevo un
fazzoletto in borsa e provai a tamponargli la ferita. Lui si ritrasse,
probabilmente gli feci male ma non me lo fece pesare.
“Scusa.” Gli sussurrai, mentre qualcuno ebbe il buon senso di passarmi del
ghiaccio usato per le bibite, che gli adagiai ora sul labbro, ora
sull’occhio. Ben presto la folla si dileguò, lo spettacolo era finito e non
interessava più a nessuno vedere se Chaz avesse un occhio nero oppure no. Di
sicuro però ora avevano qualcosa di cui parlare.
“Chaz, mi dispiace, davvero!” Gli dissi aiutandolo a rialzarsi. Cercai di
non badare alle forti sensazioni che provai quando il mio corpo si avvicinò
al suo, quando ci sfiorammo. Speravo soltanto che i miei occhi non
tradissero le mie emozioni. Probabilmente era colpa della birra.
“Dispiace a me che tu debba assistere a questi squallidi teatrini familiari.
Io ormai ci sono abituato.” Fece una smorfia di dolore, ma passò subito.
“Tuo fratello è solo un pallone gonfiato.”
“Già, ma a quanto pare riesce a far breccia nel cuore dei miei genitori.”
Lui parlava ed io non potevo placare quei brividi che sentivo lungo la
schiena. Sembrava che anche lo stomaco fosse impazzito. Rimasi a guardarlo
negli occhi, come in stato confusionale.
Solo dopo qualche minuto mi accorsi che Jaden era arrivato alla festa,
quando sollevai lo sguardo e lo vidi che stava parlando di nuovo con … Blume.
Ancora lei. Il cuore che aveva accelerato i battiti per l’improvvisa
vicinanza di Chaz, aveva rallentato la sua corsa non appena lo vidi.
Sembravano parlare di gusto, non so da quanto tempo. Ma ebbi la sensazione
che davvero Jaden ce la stesse mettendo tutta per andare oltre. Io invece
ero ferma al palo.
“Ti va di ballare?” Chaz interruppe il corso dei miei pensieri.
“Cosa?” Rimasi stupita di fronte a questa sua iniziativa.
“Questa canzone mi piace molto, è una delle mie preferite” Mi disse con un
sussurro, guardandomi in modo insolito.
“Everything … Lifehouse.” Riconobbi la canzone immediatamente.
Lui si avvicinò e mi strinse a se, con delicatezza. Di nuovo quella strana
sensazione che non avevo mai provato prima, come se ci fosse una spaventosa
elettricità tra noi. La mia mano si posò sulla sua spalla mentre lui mi
cingeva la vita e con la l’altra mi teneva la mano, lasciando le nostre
braccia a mezz’aria. Iniziammo a dondolare, lasciandoci trasportare dalle
dolci note della musica. Mi sembrava di far fatica persino a respirare. Ma
che mi stava succedendo? Lui era soltanto Chaz, il mio amico Chaz … Ma mi
guardava così intensamente …
“E’ strano.” Mi disse ad un tratto.
“Cosa?”
“Stare qui con te, così.” I suoi occhi mi fecero perdere ogni legame con la
razionalità.
“Stiamo solo … ballando”
“Ne sei sicura?” Proprio nell’attimo in cui pronunciò questa frase sentii il
cuore accelerare e le mani imperlarsi di sudore, mentre nell’aria
riecheggiavano le parole della canzone: You are all I want, You are all I
need, You are everything. Everything …
“Non lo so …” Ero confusa, in preda alle forti sensazioni che il solo
contatto con la sua pelle mi avevano assalita. Quante volte Chaz mi aveva
sfiorata, toccata, ma quella sera era diverso.
La musica finì e noi rimanemmo a guardarci come se ancora qualcuno stesse
suonando per noi.
“Posso rubarti la dama?” Jaden si era avvicinato e non ce ne eravamo
accorti. Io avevo persino dimenticato il posto in cui mi trovavo.
“Ah … si, certo” Rispose Chaz con un evidente imbarazzo. Io sembravo una
specie di ameba che non riusciva a capire quale fosse la cosa giusta da fare
in quel momento. Soprattutto non capivo cosa mi stesse succedendo. “A domani
Casey”
“A … domani Chaz” Risposi con molta fatica.
Di nuovo la musica ricominciò magicamente. Vidi Chaz allontanarsi lento,
mentre Jaden mi passò un braccio attorno alla vita ed insieme iniziammo a
ballare, era la volta dei Simple Plan con Untitled. Appena i miei occhi
incrociarono quelli di Jaden mi scossi dal torpore. Ripresi coscienza.
“Mi dispiace” Mi sussurrò
“Per cosa?”
“Per non esserci nella tua vita, come vorrei.” Il suo viso era così tenero,
mi sciolsi completamente tra le sue braccia.
“Scusami anche tu”
“Per cosa?”
“Per non averti concesso il tempo di cui hai bisogno.” Feci un mezzo
sorriso, che racchiudeva tutta l’amarezza possibile. Lui mi strinse ancora
più forte, la sensazione più rassicurante del mondo.
“Come è potuto succedere a noi?” I suoi occhi erano così sinceri.
“Non lo so.” Era il mio angelo sulla terra, il mio porto sicuro.
“Hai mai voglia di fuggire via?”
“Dove?” Sussurrai.
“Lontano.” E riprese a stringermi, mentre la canzone ci cullava dolcemente.
Io poggiai il mio viso sulla sua spalla e chiusi gli occhi. Quanto avrei
voluto che quel momento durasse in eterno. Casey e Jaden. Nient’altro.
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